Corsa🏃 tua, vita mea… Quando errori e ingiustizie generano rabbia e invidia

Nei mesi più bui si è voluto vietare anche lo sport in solitaria per varie motivazioni.
Alcune infondate, altre discutibili.

Partiamo con il controbattere quelle infondate:
1) se uno corre da solo, e specialmente in orari in cui il lockdown è più totale, non può infettarsi o infettare nessuno;
2) può si farsi male cadendo ma andrà al pronto soccorso ortopedico, da un medico ortopedico e avrà bisogno di cure specifiche. Non andrà ad occupare posti in rianimazione.

Quelle discutibili invece sono:
1) bisogna dare il senso del pericolo. Se si vedono le persone che girano allora la gente potrebbe ritenere questo pericolo infondato, quindi attuare comportamenti pericolosi;
2) le persone che non praticano sport potrebbero arrabbiarsi nei confronti di chi grazie allo sport può uscire;
3) la gente si improvviserebbe sportiva per potere uscire.

Il terzo punto appare abbastanza ridicolo perchè era ben più facile motivare la propria uscita per il raggiungere un supermercato invece che dover comprare abbigliamento sportivo e simulare una attività che non si è in grado di fare.
Si narra anche di canili “svaligiati” con un aumento esponenziale di cinofili.
Comunque se qualcuno avesse colto l’occasione per avvicinarsi ad uno sport sarebbe solo stato un bene per lui e per la società.✌️

Ci sarebbero stati mille ragionamenti da fare ma alla fine non si è pensato ai grossi benefici che l’attività sportiva ha sempre portato.
Non si è pensato al fatto che se aumentano esaurimenti nervosi, litigi famigliari, suicidi forse lo sport può essere una via di fuga per salvare se stessi ed i propri cari.

Ora per fortuna si è ragionato su tutto questo capendo che certe attività non possono che essere solo positive.
Purtroppo si sono lasciati indietro i bambini piccoli ed i non agonisti, inoltre sono stati messi paletti spesso insormontabile per tutto il settore giovanile.

Nell’ultima settimana sono state chiuse le scuola di ogni grado.
Non è questo il luogo dove discutere ragioni o torti.
Il problema è che ad ogni limitazione/divieto seguono sempre e comunque dei processi psicologici che portano alcuni ad attaccare chi secondo loro ha dei privilegi.

Oggi ho letto questo commento su Facebook:

A parte che di “tutti i colori” se ne vedono di più tra chi l’attività sportiva non la pratica che senso ha “stizzare” gli altri?

È una mamma arrabbiata per la chiusura delle scuole.
Lo sono anch’io, lo siamo in molti.

Sinceramente non vedo un aumento di corridori, ma continuo a vedere persone, principalmente delle fasce più fragili, che passeggiano.
Ma denunciare come sbagliato il comportamento di chi va a correre o in bici non è giusto perché non sono loro che decidono o determinano la chiusura delle scuole.
Non é giusto perché si diffonde rabbia e paura in tutti con l’effetto che il partito dei “chiudiamo tutto, tutti e sempre a casa” aumenta il suo potere.
Se si denuncia chi pratica sport individuale, con la speranza che venga vietato, cosa si ottiene?
Aumenta solo la percezione che la situazione è sempre più critica e che il pericolo é ovunque.
E se aumenta ancora la paura le scuole non le aprono più.
Un comportamento non solo contro gli altri, contro chi non facendo male a nessuno cerca solo di fare del bene a se stesso e spesso a chi vive con lui, ma anche autolesionista e che può solo portare a restrizioni più stringenti per tutti.

È un atteggiamento MIOPE quello di chi non combatte per i propri diritti ma vuole vedere RIDOTTI quelli degli altri…

 

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Author: Michele Giovannini

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